Installation views

Images

Press release

MARKUS RAETZ
12 December 2006 - 10 Febraury 2007

Galleria Monica De Cardenas is delighted to announce the opening of a new gallery in the village of Zuoz near St. Moritz. The exhibition spaces are located in an old Engadin farm house from the 15th Century that has been renovated by architect Hans-Jörg Ruch, conserving the original structure of the house and obtaining about 250 sq meters of exhibition space.

The first exhibition will be a solo show of recent sculptures and installations by Markus Raetz, opening on the 9th of December 2006. For more than 30 years Markus Raetz (born in Bern 1941) has reflected on the language of art as a form of visual communication by means of poetic and essential images. The mechanisms of representation on one hand, and the plurality of vision on the other, are the themes around which his artistic experience has evolved. In his sketch-books from the ‘60s and ‘70s, the artist sets out the foundations of his vision: the delicate, precise lines of the drawings form figures, landscapes and objects whose continual transformation makes us take part in the creative process and makes us conscious of the fluidity of images and points of view.

Over the years, the ideas and the themes contained in the drawings are turned into works and become installations, sculptures, and monumental works. Often made from natural, unusual or ephemeral materials, they preserve the lightness of the drawing and an awareness of being images and thus representation, game, thought. Examples of this are the eucalyptus leaves forming faces on a wall (1982), the twigs which, if viewed from a certain point in space, form the body of Eve (1983), and the granite marker stones scattered across a field that form a face when seen from a certain hill (1984).

Since the start of the 1990s Raetz has been working on a new cycle of sculptures, the Anamorphosis: iron or bronze fusions which have a different appearance according to the viewpoint from which we look at them. The movement of the spectator around the work enables one to locate the point of view from which an apparent shapeless mass suddenly becomes a familiar object, such as a pipe, or the figure of Mickey Mouse, or even reveals different images (for example an upright head turns upside-down). In other cases it is the sculpture itself which moves and transforms itself in front of our very eyes, as in Duo, dated 2000, in which light leaves of metal are suspended from nylon threads, portraying two faces whose expressions change continually, or in the sculpture Untitled (After Man Ray), 2006, in wich two irregular cylinders rotate giving the empty space between them the shape of a moving female dancer.

Markus Raetz lives and works in Bern (Switzerland). Since 1966 he has exhibited in numerous galleries and museums: solo shows have been staged by Kunsthaus in Zurich (1975), Amsterdam's Stedelijk Museum (1979), the the Kölnischer Kunstverein in Köln (1986), New Museum in New York (1988) the IVAM in Valencia (1993), the Serpentine Gallery in London (1993), the Carré d'Art in Nimes (2006) and at the Museum der Moderne in Salzburg (2006). He represented Switzerland at the Venice Biennale in 1988 and was invited to Documenta in Kassel in 1968, 1972 and 1982. His works are in the permanent collections of the Museum of Modern Art in New York, the Tate Gallery in London, the Centre Pompidou in Paris, the Museum of Modern Art in Frankfurt aswell as in the leading museums in Switzerland.

MARKUS RAETZ
12 Dicembre 2006 - 10 Febbraio 2007

La Galleria Monica De Cardenas annuncia l'apertura di una nuova sede espositiva a Zuoz in Engadina. Gli spazi della nuova galleria d'arte sono situati all'interno di una casa engadinese del quindicesimo secolo, riattata dall'architetto Hans-Jürg Ruch. Conservando la struttura e le caratteristiche originarie della casa, gli spazi espositivi, ampi e luminosi, misurano circa 250 mq complessivamente.

La galleria verrà inaugurata sabato 9 dicembre 2006 con una mostra personale di Markus Raetz. L'artista svizzero ( Berna 1941) riflette sul linguaggio dell'arte in quanto percezione visiva con immagini essenziali e poetiche. I meccanismi della rappresentazione e la pluralità della visione sono i temi attorno ai quali si snoda il suo percorso artistico. Nei taccuini degli anni Sessanta e Settanta l'artista traccia le basi della sua visione: le linee formano figure, paesaggi e oggetti la cui continua trasformazione ci rende partecipi del processo creativo e consapevoli della fluidità di immagini e di punti di vista.

Nel corso degli anni, le idee e le tematiche sviluppate nei disegni vengono trasformate in opere e diventano installazioni, sculture, opere monumentali. Realizzate con materiali naturali, inconsueti o effimeri, conservano la leggerezza del disegno e la consapevolezza di essere immagini e quindi rappresentazione, gioco, pensiero. Ne sono esempi le foglie di eucalipto che compongono volti sulle pareti (1982); i rametti che, se guardati da un determinato punto di vista, modellano il torso di Eva (1983); le stele di granito sparse su un prato, che, viste da una vicina collina, compongono un volto (1984).

Dall' inizio degli anni Novanta Raetz lavora ad un nuovo ciclo di sculture, le Anamorfosi: fusioni in ferro o in bronzo che appaiono diverse a seconda del punto di vista dal quale le guardiamo. Il movimento dello spettatore intorno all'opera permette di individuare il punto di vista dal quale un'apparente massa informe diventa improvvisamente la rappresentazione di un oggetto familiare, una testa, una pipa o la sagoma di Topolino. In altri casi la scultura stessa è mobile: si trasforma davanti ai nostri occhi, come, per esempio, la scultura "After Man Ray", 2005 composta da due cilindri irregolari ruotanti, che tra di loro danno al vuoto la forma di una ballerina ancheggiante.

Dopo le immagini, negli ultimi anni Raetz ha rivolto la sua attenzione alle parole e alle loro potenzialità plastiche. Anche in questo caso sono fusioni in metallo che cambiano a seconda del punto di vista di chi le guarda: la parola YES diventa NO attraversando una serie di stadi intermedi: forme astratte o parole di un alfabeto sconosciuto? La parola si trasforma nel suo contrario, i punti di vista diventano relativi, le possibilità infinite.

Markus Raetz vive e lavora a Berna in Svizzera. Dal 1966 ad oggi ha esposto in numerose gallerie e musei, fra gli altri al Kunsthaus di Zurigo (1975), allo Stedelijk Museum di Amsterdam (1979), al New Museum di New York (1988), alla Serpentine Gallery di Londra (1993), all'Arts Club di Chicago (2001) e, quest'anno, al Carrè d'Art di Nimes (febbraio 2006) al Museum der Moderne di Salisburgo (ottobre 2006). Markus Raetz ha rappresentato la Svizzera alla Biennale di Venezia nel 1988 e partecipato a Documenta a Kassel nel 1968, nel 1972 e nel 1982. Le sue opere si trovano nelle collezioni del MoMa di New York, della Tate Gallery di Londra, del Centre Pompidou di Parigi, del Museo d'Arte Moderna di Francoforte e dei maggiori musei svizzeri.

Texts

Markus Raetz