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Press release

Project Room: VALERIO CARRUBBA
26 September - 17 November 2012

In the Project Room we will show new paintings by the Italian artist Valerio Carrubba, born in Siracusa in 1975.

Valerio Carrubba's practice is rooted in the paradoxical relation between himself  and the modern flux of images: through a process of affectionate collection and obsessive modification, the artist exhausts and negates the image and our possibilities for interaction with it.

The core of the artist's practice is represented by his paintings, whose starting point is a found image, reworked by the artist to achieve a more pathetic and melodramatic result. Valerio Carrubba's attention is often focused on XIX Century anatomy manuals' illustrations and antique portraits, that are chosen and reworked by the artist to be dramatized with the adding or changing of details, colours and context.After this process of selection, the image is painted on a steel box. The industrial appearance of the support is mirrored in the anti-romantic process in which the work is executed: the whole painting is in fact painted twice, one layer covering the other. Valerio Carrubba constantly reworks the image, "lives" with it, until he feels that it has reached its peak of exhaustion. By doing this, the artist negates any romantic approach on the image obtained, negates its original context but also any possible signifier. Every detail is treated by its own, as for the artist any layer of paint just exists through a replication of signs. By doing this, the final image communicates nothing else that itself in all its precision.

It is through a process of "discovery", when the work's process details are communicated, that the viewer realizes the need to explain every visual input through a meaning, labelling it in relation to its context and its corollary. By deliberately challenging and negating this possibility, the artist investigates the ability of the image to stand by itself.Through repetition or pointless visualization, Valerio Carrubba exploits commonly-found but potentially evocative images to transform them into something different, to recreate their lost identity, to reinvent one; at the same time, he negates this possibility through paradoxical combinations.

This Fall Valerio Carrubba will take part in the group show "Fuoriclasse" curated by Luca Cerizza at Galleria d'Arte Moderna in Milan. In 2010 he participated in "Ibrido", curated by Giacinto Di Pietrantonio and Francesco Garutti, at Pac in Milan, in 2009  at the Praga Biennial and in 2008 at the Triennale di Torino "50 Moons of Saturn" curated by Daniel Birnbaum.His work has been exhibited at Pianissimo Gallery in Milan (2006, 2009) and at Marianne Boesky Gallery in New York (2012).

Project Room: VALERIO CARRUBBA
26 Settembre - 17 Novembre 2012

Nella Project Room presentiamo alcuni nuovi dipinti dell'artista italiano Valerio Carrubba, nato a Siracusa nel 1975.

Le opere di Valerio Carrubba celebrano la pittura mentre la scompongono, sezionano ed analizzano, con pennellate precise e immagini quasi violentemente intense ma impenetrabili.
La sua pratica è radicata nel singolare rapporto tra l'artista ed il moderno flusso di immagini. Attraverso un processo di collezionismo emotivo e di ossessiva modificazione, l'artista satura e nega l'immagine e al contempo la nostra possibilità di interazione con essa.

Il punto di partenza dei dipinti è un'immagine preesistente, selezionata e successivamente rielaborata sino a raggiungere un risultato paradossale e melodrammatico. I soggetti provengono da un repertorio classico, ma non sono citazioni dalla storia dell'arte. Sono immagini senza autore, come nel caso di rappresentazioni anatomiche o di costume, che vengono scelte e rimaneggiate dall'artista tramite l'aggiunta o il cambiamento di alcuni dettagli, colori e situazioni.
Le anatomie e le raffigurazioni di costumi e capigliature sono soggetti antitetici: nelle une le figure si aprono e si svelano, nelle altre si nascondono e si celano fino al parossismo. Entrambi i soggetti sono un rimando metaforico alla struttura teorica del lavoro e lo strumento ideale della sua prassi.

Dopo questo processo di selezione e modifica, l'immagine è dipinta su acciaio. L'aspetto industriale del supporto rispecchia il processo anti-romantico con cui viene eseguito il lavoro: tutto il dipinto è in realtà dipinto due volte, uno strato che copre l'altro, attraverso una seconda stesura pittorica che copre e riproduce in modo fedele quella sottostante.
Il dipinto finale diviene la replica di se stesso, eseguita in modo meccanico, con una lenta perizia che trasforma il dipingere in esercizio analitico. Ad amplificare tale condizione di circolarità contribuiscono anche i titoli stessi delle opere: frasi palindrome, ossia frasi che possono essere lette, indifferentemente, da destra a sinistra, o viceversa, rimanendo tuttavia identiche.

Valerio Carrubba rielabora continuamente l'immagine, "vive" con essa, fino a quando sente che ha raggiunto il suo picco di "esaurimento". In questo modo, l'artista nega ogni approccio romantico con l'immagine ottenuta, nega il suo contesto originale, ma anche qualsiasi significato possibile. Ogni dettaglio è trattato come proprio, cosí come per l'artista ogni strato di vernice esiste solo attraverso una ripetizione di segni.
In questo modo l'immagine finale comunica nient'altro che se stessa in tutta la sua precisione.
Con un approccio radicalmente concettuale, l'artista si concentra sulla teoria e sulla pratica del fare pittorico, in un'ininterrotta riflessione ed analisi degli elementi costruttivi, costitutivi ed interpretativi di un'immagine.

In autunno Valerio Carrubba parteciperà alla mostra collettiva "Fuoriclasse" curata da Luca Cerizza alla Galleria d'Arte Moderna a Milano. Nel 2010 ha partecipato alla mostra "Ibrido", curata da Giacinto Di Pietrantonio e Francesco Garutti al Pac di Milano e a Il Museo Privato alla Gamec di Bergamo, nel 2009 alla Biennale di Praga e nel 2008 alla Triennale di Torino "50 Moons of Saturn" curata da Daniel Birnbaum.
Ha esposto nelle gallerie Pianissimo di Milano (2006, 2009) e Marianne Boesky di New York (2012).

 

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