Installation views

Images

Press release

Project Room: ALLYSON VIEIRA
Aphrodite
15 December 2011 - 25 February 2012

For the first time in Italy, we present works by Allyson Vieira, American artist born in Massachussets in 1979.

Vieira investigates history as a succession of empires and legacies, mythologies and mutations. More specifically, she takes as her subject the enduring object-record that is repeatedly relocated, copied, re-animated and canonized. Informed as much by the ancient pyramid builders as power tools, the artist approaches her work as a form of industrial production that questions the relationship of matter, material and form. She locates the slippery instant when raw material transforms into form, suggesting that any extant form is simultaneously new material, pregnant with the potential of a yet unknown other form. Vieira poses the question, "perhaps history, as well as material, can be re-used in this way-re-inhabiting without replicating?"
She elects to work with plaster because it is the material of three-dimensional reproduction-it can never stand in for anything but an object, with a sole pur pose to take on the form of something else. Often these sculptures are casts; they are built not as indipendent forms, but rather the companion to another. This relationship between form and formed is analogous to Vieira's intent to invoke the varied ways in which history consumes itself, reissuing moments once seen as revolutionary as recognizable, identifiable standars. Pulling together the radicalism of defining periods ranging from ancient Greece to Minimalism, Vieira does not become mired in the past, but instead demonstrates how the present object is never autonomous.

While the indexical evidente of the artist's hand has been a source of debate in twentieth-century art history, Vieira's own hands are literally present in many of her works. In her bas-reliefs, large slabs are textured with fists and fingers, creating a complex landscape recalling ancient friezes worn away with time, or a tale of an undefined struggle. The pairing of flesh to plaster is meant to exist beyond the moment of its making, but it also avoids a sense of monumentalization. The tactile bas-relief, again in Vieira's signature untreated plaster, are laboriously moulded by imprints of her hand. The form long, sinewy fingers and hard-hitting fists add a more nuanced, yet no less physical, transformation of the blank-slate material. The titled New (Not Completely Novel)-nod to re-makes, as well as the contemporary impossibility of reading these sculptures independently of ancient connotations. Vieira's casts are fossilized actions, marking the temporal influence of the human imprint; they exist between a present moment and past movement, a historical setting and a recent gesture.

The artist is concerned with how things endure, and what forms resist change throughout human history; that can be translated to the architectural references she uses (moldings, ziggurats, columns) as much to what she depicts (the human hand, a cup, an octopus). All of these are automatically carried from this version of history to that version of history, shedding concrete references with each step. The octopus reminds us that mythology is the close cousin of any well-researched antiquity-art, or otherwise. The unique accomplishment of Vieira's exhibition is the privileged point of acces it offers the viewer: one that ricochets between centuries, from the fall of one empire to another and another; historical anomalies to suggest an incomplete oeuvre.

Allyson Vieira lives and works in New York. Her work has been included in recent group exhibitions at Brown Gallery in London, AMP in Athens, and Laurel Gitlen, Rental and Deitch Projects in New York. She received an MFA from the Milton Avery Graduate School at Bard College and a BFA from the Cooper Union. Her work was also included in an upcoming exhibition at SculptureCenter.

Project Room: ALLYSON VIEIRA
Aphrodite
15 December 2011 - 25 February 2012

Per la prima volta in Italia presentiamo i lavori di Allyson Vieira, artista americana nata  in Massachussets nel 1979.



Allyson Vieira indaga la storia come una successione di imperi ed eredità, mitologie e mutazioni. In particolare prende come sua materia di studio la paziente registrazione dell'oggetto che viene ripetutamente collocato, copiato, rianimato e canonizzato. Molto interessata alle antiche piramidi, intese come simbolo di potere, l'artista considera il suo lavoro come una forma di produzione industriale capace di mettere in discussione la relazione tra sostanza, materia e forma; individuando quel momento scivoloso in cui la materia diventa forma e suggerisce che ogni materia esistente è contemporaneamente nuovo materiale e forma potenzialmente sconosciuta. Vieira pone la domanda "forse la storia, come la materia, puó essere ri-utilizzata in questo modo; riprodotta senza replicarla".

Le sculture in gesso di Allyson Vieira traggono forza dalla materia cruda, mescolando riferimenti che vanno dall'antichità al contemporaneo; le sue opere sono quindi difficilmente collocabili in una dimensione definita, tanto che potrebbero sembrare rovine venute dal futuro. Il gesso è per lei materia fondamentale, perché attraverso di esso si indaga la tridimensionalità partendo da una qualsiasi forma; infatti le sue opere sono spesso calchi, quindi forme provenienti da altre forme: In questo dialogo tra forma e formato si annidano tensioni e paradossi riscontrabili nel processo evolutivo e distruttivo della storia, rievocando quei momenti una volta considerati rivoluzionari, poi riconoscibili e infine trasformati in qualcosa di esemplare. Unendo con forza periodi che vanno dall'Antica Grecia al Minimalismo, Vieira non si sofferma troppo al passato, ma dimostra quanto gli oggetti del presente non vivano di propria autonomia.

Mentre l'autorialità dell'opera è stata una fonte di dibattito per tutto il XX secolo, nel caso di Vieira le sue mani sono letteralmente presenti in molte sue opere, ad esempio i suoi bassorilievi sono realizzati con pugni e ditate, le cui tracce creano un paesaggio complesso che ricorda fregi antichi portati via dal tempo, o il racconto di una lotta indefinita. L'accoppiata carne-gesso, va oltre il momento della creazione dell'opera, evitando di dare un senso monumentale alle sue opere. La forma affusolata, le dita nervose e i pugni incisivi, aggiungono una più sfumata ma non meno fisica trasformazione della materia bruta. Anche il titolo dell'opera New (Not Completely Novel) tende a ribadire la contemporanea impossibilità di leggere queste sculture indipendentemente da connotazioni antiche.

I calchi dell'artista sono azioni fossilizzate, segnano l'influenza temporale dell'azione umana; esistono tra un momento presente e il movimento passato, una cornice storica ed un gesto recente.

Il suo interesse è rivolto a come le cose durano negli anni e a come le forme resistano al cambiamento durante la storia; questo puó essere riconducibile alle influenze architettoniche da lei usate (modanature, ziggurat, colonne) e a quello che raffigurano (la mano, una tazza, un polpo). Tutti questi elementi vengono condotti da una parte all'altra della storia, evidenziando riferimenti completi ad ogni passo. Il polpo ci ricorda il legame forte tra mitologia e qualsiasi arte antica, ed altro ancora. L'unico scopo dell'artista è offrire allo spettatore un punto di vista privilegiato, che rimbalza tra i secoli; dalla caduta di un impero ad un altro, fino ad evidenziare anomalie storiche che evocano opere incomplete.

Allyson Vieira vive e lavora a New York. Le sue opere sono state recentemente esposte in mostre collettive a Londra, Atene, New York. Ha conseguito un MFA  alla Milton Graduate School al Bard College e un BFA presso il Cooper Union. Alcune suo opere sono state esposte recentemente anche allo Sculpture Center a New York.