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Press release

LINDA FREGNI NAGLER
How to Look at a Camera
28 May – 21 September 2019

Linda Fregni Nagler has been gathering images for years. Her work has always originated from these collections. The genesis of this exhibition, How to Look at a Camera, the third solo show at Galleria Monica De Cardenas, develops from a series of images showing blind people and figures seen from behind. The latter often remain enigmatic. A carte de visite that presented – or so it seemed – an upside-down flower, was quite mysterious at first. Instead, it was the body of a woman from Peru, a Tapada Limeña.

About ten pieces – the largest body of works in the exhibition – involve this subject, the veiled woman in Peru in the 19th century. Especially in Lima, women of rank could be seen in the street after the morning mass, or during a stroll at dusk, covered with garments that concealed their charms, protecting their privacy and anonymity. Their costume – the saya y manto – was of Andalusian origin. The evolution of its use transformed this raiment into a tool of seduction. Only a single eye could be seen of the entirely cloaked body, through the opening of the veil. With this eye, the tapada invented strategies to entice admirers. The foreign photographers who settled in Lima halfway through the 1800s were also fascinated – the Courret brothers or Eugène Maunoury, for example, both correspondents of the Nadar studio in Paris.
Posing in the studio, the tapada who peers into the camera is a cyclops facing a cyclops. The lens, in the end, is a synthesis of the two eyes that approach each other to the point of overlapping. The meaning of this exhibition lies in the economy of the gaze of these women. The attraction to the material aspect of photography and familiarity with its techniques have led Linda Fregni Nagler to experiment with the photogravure process, in a larger format than the original. The images are mechanically etched on a zinc plate which after treatment becomes the matrix for printing with a press. Various modes of offering or denying the gaze, the ritual character of posing in a photography studio, the awareness of being photographed, the way of looking from one eye only: these are the factors that emerge in the gathering of these images that Linda Fregni Nagler has collected and selected for translation into a new visual orchestration.

Linda Fregni Nagler (Stockholm, 1976) presented Things that Death Cannot Destroy at the Teatro dell’Arte of Triennale di Milano in 2019, work that began in 2009 and developed over the years as a single body of performative actions in various museums and institutions, including the Moderna Museet of Stockholm and Teatro Valle in Rome. In 2017 she curated the exhibition Hercule Florence. Le Nouveau Robinson at the Nouveau Musée National de Monaco. Winner of the ACACIA Prize in 2016, she was a finalist of the Premio MAXXI (Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo) in Rome in 2014. In 2013 she took part in the 55th Venice Biennale, Il Palazzo Enciclopedico, curated by Massimiliano Gioni, in a special section curated by Cindy Sherman. That same year MACK Books (London) published her monograph titled The Hidden Mother, based on the work shown at the Biennale. She has a degree from the Accademia di Belle Arti di Brera, Milan, where she teaches in the master program in photography.

LINDA FREGNI NAGLER
How to Look at a Camera
28 maggio – 21 settembre 2019

Da molti anni Linda Fregni Nagler raccoglie immagini. È da queste raccolte che, sempre, ha origine il suo lavoro. La genesi di questa mostra, How to Look at a Camera, la terza personale nella Galleria Monica De Cardenas, proviene da una serie di immagini che ritraggono persone cieche e figure che posano di spalle. Queste ultime spesso rimangono enigmi. Misteriosa si era rivelata inizialmente una carte de visite che ritraeva – così sembrava – un fiore rovesciato.  Era, invece, il corpo di una donna che veniva dal Perù, una Tapada Limeña.

Sono una decina – il corpus più importante della mostra – le opere dedicate a questo soggetto, la donna velata nel Perù del XIX secolo. Soprattutto a Lima, donne di rango elevato si mostravano in strada dopo la messa del mattino o nel passeggio al tramonto, coperte da indumenti che ne proteggevano grazia, riserbo e anonimato. Il costume che indossavano – de saya y manto – aveva origini andaluse. Le vicende del suo uso hanno trasformato questo modo di apparire in strumento di seduzione. Del corpo, interamente coperto, solo un occhio si manifestava attraverso l’apertura del velo. Con quest’occhio la tapada inventava stratagemmi per titillare gli ammiratori. Anche i fotografi stranieri che a metà dell’Ottocento si stabiliscono a Lima – i fratelli Courret o Eugène Maunoury, ad esempio, entrambi corrispondenti dello studio Nadar di Parigi – ne rimangono affascinati.
Posando in studio, la tapada che guarda in macchina è un ciclope davanti a un ciclope. La lente dell’apparecchio fotografico è, in fondo, una sintesi dei due occhi che si avvicinano tra di loro fino a sovrapporsi. Nell’economia dello sguardo di queste donne risiede il senso di questa mostra. L’attrazione per l’aspetto materiale della fotografia e la familiarità con le tecniche hanno portato Linda Fregni Nagler a sperimentare un procedimento di stampa calcografica, la photogravure, e un formato magnificato rispetto all’originale. Le immagini sono riportate meccanicamente su lastra di zinco che, dopo essere trattata, diventa la matrice per la stampa al torchio. Diverse modalità di offerta o negazione dello sguardo, la ritualità della posa nello studio fotografico e la consapevolezza di essere fotografati, il guardare da un occhio solo: ecco ciò che si manifesta quando si accostano queste immagini che Linda Fregni Nagler ha raccolto e selezionato per poi tradurle in una nuova orchestrazione visiva.

Linda Fregni Nagler (Stoccolma, 1976) ha presentato nel 2019 Things that Death Cannot Destroy presso il Teatro dell’Arte della Triennale di Milano, opera iniziata nel 2009 e sviluppata negli anni come un unico corpo di azioni performative in diversi musei e istituzioni, tra cui il Moderna Museet di Stoccolma e il Teatro Valle di Roma. Nel 2017 ha curato la mostra Hercule Florence. Le Nouveau Robinson al Nouveau Musée National de Monaco. Vincitrice del Premio ACACIA nel 2016, è stata finalista del Premio MAXXI (Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo), a Roma, nel 2014. Nel 2013 ha partecipato alla 55.Biennale di Venezia, Il Palazzo Enciclopedico, curata da Massimiliano Gioni, in una sezione speciale a cura di Cindy Sherman. Nello stesso anno MACK Books (Londra) ha pubblicato la sua monografia intitolata The Hidden Mother, basata sull’opera esposta alla Biennale. Si è laureata all’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano, dove ora insegna al Biennio di Fotografia.

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