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Press release

FLAVIO BONETTI
22 September - 11 November 2006

Monica De Cardenas is delighted to present new works by Italian artist Flavio Bonetti.

The works in this second solo show are part of the new project entitled Natural History; a cycle of ten large-format photographs taken during the course of several visits to the Museum of Natural History of Sofia, in Bulgaria.

When he first saw this vast zoological collection the artist was struck by the presence of things apparently extraneous to the layout of the museum space and the display cases containing the various animal species. For example an impressive stuffed rhino stood in front beige curtains more apt for a bourgeois interior, thus provoking a shift of meaning and a different perception of place.

The presence, however discreet, of objects we consider alien to the aura of official, sterile conservation of a scientific collection, causes a slippage in the meaning of the visual and cognitive set-up of the photographic image. The artist has documented this sort of “infraction” of the display. Continuing in his project, he has constructed the successive shots, inserting certain details that are real and "possible", but also give the space a surreal, ambiguous tone, reinforcing the atmosphere already generated by the stuffed animals that populate the museum with their frozen poses and stares.

Certain features are reminders of an environment we perceive as domestic, as if the space for visitors also contained a private dimension composed of the people and things that inhabit the museum, perhaps manifested with greater vividness when the facility is closed. In the rooms we discover everyday objects and pets that seem to establish a dialogue with the taxidermy specimens on display.

In this sense the artist raises issues regarding the elementary categories of knowledge, distributing his visual approach across different levels of interpretation that exclude no possibilities or readings of the imagery, transforming the museum and the gallery that contains the works into a space balanced between life and death, interior and exterior, reality and memory, history and nature.

Photography, here, is not a tool that records the (already scientifically altered) reality of the collection. Instead, it becomes a place in which to stage possibilities and uncertain memories presented by the artist, without betraying the original atmosphere and its formal characteristics.

The idea of the diorama (or the reconstruction of a natural setting), one of the most effective means of communication to engage visitors to such scientific collections, is replaced in these works by a wider conception of nature that also includes the work of man, his tracks, his artifacts. Flavio Bonetti, with his precise, rigorous photography, creates "dioramas of dioramas" that can be observed like display cases, but also as mirrors that contain the visitor and project him into a mysterious habitat.

FLAVIO BONETTI
22 Settembre - 11 Novembre 2006

La Galleria Monica De Cardenas ha il piacere di presentare i nuovi lavori dell'artista italiano Flavio Bonetti. Le opere di questa seconda personale appartengono al progetto intitolato Storia Naturale; un ciclo di dieci fotografie di grande formato ispirate da alcune visite al Museo di Storia Naturale di Sofia in Bulgaria.

Al suo primo incontro con questa vasta collezione zoologica, l'artista rimane colpito dalla presenza di elementi apparentemente estranei all'allestimento dello spazio museale e delle vetrine che contengono le specie animali; per esempio alle spalle di un' imponente esemplare di rinoceronte in tassidermia scopre delle tendine colorate che ricordano un interno borghese, provocando uno slittamento di senso e una differente percezione del luogo.

La presenza, anche se discreta, di oggetti che estranei all'aurea di ufficialità e sterile conservazione di una raccolta scientifica, fanno scivolare il significato dell'impostazione visiva e conoscitiva dell'immagine fotografica. L'artista ha documentato questa sorta di "infrazione" dell'allestimento, e proseguendo nel suo progetto ha costruito i successivi scatti inserendo alcuni dettagli che, per quanto reali e "possibili", danno allo spazio un tono surreale ed ambiguo, già peraltro evocato dalla forte presenza degli animali imbalsamati che popolano il museo con le loro pose ed i loro sguardi congelati.

Alcuni elementi rinviano ad un ambiente che percepiamo come domestico. E' come se nello spazio dedicato ai visitatori convivesse una dimensione privata, fatta di persone e cose che abitano il museo, magari quando chiude al pubblico. Nelle sale scopriamo degli oggetti comuni della vita di tutti i giorni e animali domestici, che sembrano dialogare con gli animali imbalsamati.

In questo senso l'artista ci spinge a mettere in discussione le categorie elementari della conoscenza, distribuendo il suo discorso visivo su livelli di lettura diversi che non escludono alcuna possibilità e interpretazione dell'immagine, trasformando il museo e la galleria che ospita le opere in uno spazio in bilico tra vita e morte, interno ed esterno, realtà e memoria, storia e natura.

La fotografia non è qui uno strumento che registra la realtà (scientificamente già alterata) della collezione, ma diventa piuttosto un luogo dove mettere in scena possibilità e memorie incerte che l'artista propone senza tradirne l'atmosfera originale e le sue caratteristiche formali.

L'idea di "diorama" (ovvero la ricostruzione di un ambiente naturale), uno dei mezzi di comunicazione più efficaci nel colpire la sensibilità dello spettatore di simili raccolte scientifiche, è sostituita in queste opere con una concezione di natura più estesa, che comprende anche l'operato dell'uomo, le sue tracce ed i suoi artefatti. Flavio Bonetti con la sua fotografia precisa e rigorosa crea dei "diorami di diorami" che si possono osservare come vetrine, ma anche come specchi che contengono il visitatore e lo proiettano in un habitat misterioso.