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Press release

DJORDJE OZBOLT
27 April - 27 May 2006

Gianluca Di Pasquale's recent paintings show the new developments of his artistic research. The attention for the human figure and its being part of the landscape now coincides with the relationship between nature and the architectonic element.

The composition that still shows surfaces in which the immaculate white contains the figures in an absolute space is now enriched by the delicate presence of vegetation: branches, leafs, bushes that interlace to create a subtle woven pattern that overlaps the background of the scene.

The architectonic shapes emerge as by contrast from the natural elements and the landscape. "Abandoned architectures have always fascinated me, where nature day after day in silence, slowly conquers what the man had removed".

In some paintings the point of view seems to be in perfect balance between the anthropocentric and the natural. The same requirement of balance is reflected in paintings characterized by some brush strokes where the painterly element is more evident and some others where the paint becomes more descriptive and analytic, giving to the image a musical sense and almost the delicacy of an oriental composition.

The paintings of Gianluca Di Pasquale are a journey made while staying still and observing. The use of vegetation elements can make you think of exotic destinations, but in fact they show the every day reality. The artist with his painting represents glimpses, small nature samples, that he has discovered and immediately rendered in painting, as to pin them down in order to conserve their memory.

In his previous works the human figures were shown in large groups while spending a free afternoons at the park, now in some paintings he concentrates on the single person, showing a more direct relationship with the individual and suggesting a more intimate knowledge of the body, at the same time imagining it as a landscape connected with natural elements that interpret its shapes and spirit.

 Through the prolific production of small-scale paintings, Djordje Ozbolt's dark and romantic vision of the world emerges. Stylistically and conceptually, these condensed, eclectic images cover a wide terrain of sources and references drawn without hierarchy from religious iconography to popular culture and from art history to children's folk tales.

Often, a theme emerges as a consequence of the act of painting rather than as the starting point, the process triggering the memory of a cult film or a horrific act of terror described on the radio. Yet connections between the works become apparent and particular interests are revealed. These are drawn from aspects of life that have touched or fascinated Ozbolt, such as the turbulent events of his past, his observations during his frequent travels, and his recent art studies; influences that often merge and mutate.

For example, 2005 started with an Indian miniature figurative work seen during Ozbolt's regular visits to the sub-Continent, and yet once the brush took the lead the character transformed into a Japanese male figure, or hermaphrodite, incongruously placed in a classical European setting. The idea for 2004 was based on the Hindu Goddess, Kali, who is typically represented as a deranged or wrathful naked woman and in some renditions is shown feeding off the blood of her own severed head. Despite the ferocity of her story and image, she is revered as loving mother to her devotees. Ozbolt turns this fearsome deity into a man, feeding on his own severed head, but also giving nourishment to a young skater boy and his dog. Popular culture and ancient myth are united to create a disturbing yet intriguing image.

UntitledFountain

The works presented in this exhibition represent a fraction of Ozbolt's output. His dadaist spirit is revealed in the deliberate decision not to adhere to one style or technique, instead privileging the fluid outpourings of his imagination. Ozbolt describes his loose, almost casual, way of working as "restless", explaining that it gives him the freedom to work across different idioms and techniques quickly and without restraint. Conversely, the humble size of his canvases allows him to tackle the most difficult and contentious subjects - suicide bombers, genocide and so on, alongside witty and anecdotal motif. Fragments of ideas, thoughts and narratives accumulate to build a picture of the world as seen through Ozbolt's eyes. It is a vision that is constantly shifting as his circumstances and experiences alter and grow.

Djordje Ozbolt was born in Belgrade in 1967. He lives in London, where some of his paintings are presently on show at the Tate Triennial at the Tate Britain.

DJORDJE OZBOLT
27 Aprile - 27 Maggio 2006

I recenti dipinti di Gianluca Di Pasquale mostrano i nuovi sviluppi della sua ricerca pittorica. L'attenzione per la figura umana e il suo inserirsi nel paesaggio coincidono ora con il rapporto fra la natura e l'elemento architettonico.

La composizione che ancora mostra superfici in cui il bianco immacolato raccoglie i corpi in uno spazio assoluto, è ora arricchita dalla delicata presenza dell'elemento vegetale: rami, foglie, arbusti che con il loro infittirsi creano una leggera trama che si sovrappone o fa da sfondo alla scena.

La presenza delle forme architettoniche viene fatta emergere per contrasto dagli elementi naturali e paesaggistici che la tratteggiano, la delineano e la interpretano svelandola lentamente come per riscoprirla: 
"Mi hanno sempre affascinato le architetture abbandonate dove la natura giorno dopo giorno in silenzio, lentamente ritesse le sue fila conquistando ció che l'uomo le aveva tolto?.

In alcune tele il punto di vista tende ad essere il perfetto equilibrio tra quello antropocentrico e quello della natura che sembra osservare i corpi in lontananza e gli edifici. La medesima esigenza d'equilibrio si riflette in una pittura caratterizzata da alcune pennellate dove la gestualità è più evidente e in altre in cui la pittura si fa più descrittiva e analitica, conferendo all'immagine musicalità e la delicatezza di una composizione quasi orientale.

La pittura di Gianluca Di Pasquale è un viaggio che si compie stando fermi ad osservare. L'inserimento di elementi vegetali che potrebbero far pensare a mete esotiche mostrano invece la realtà di tutti i giorni e scorci, piccoli ritagli di natura che l'artista ha scoperto e subito voluto restituire con la pittura, come per appuntarli e preservarne il ricordo.
La figura umana che come in precedenti opere mostra la partecipazione di più individui ai lunghi pomeriggi di tempo libero, in alcuni lavori si concentra sul singolo, mostrando un rapporto più diretto con l'individuo, a suggerire una conoscenza più intima del corpo, immaginandolo come un paesaggio dove la natura con i suoi elementi ne interpretano le forme e lo spirito.
Dai piccoli dipinti di Djordje Ozbolt emerge una visione oscura e romantica. Eclettici sia da un punto di vista stilistico che concettuale, coinvolgono una vasta gamma di fonti e riferimenti, che spaziano dall'iconografia religiosa alla cultura popolare e dalla storia dell'arte alle fiabe.

Sovente nel suo lavoro un tema emerge dall'atto stesso del dipingere, portato dalla memoria di un film o dalla notizia di un fatto violento sentito alla radio. Col tempo le connessioni tra i lavori emergono e rivelano gli interessi dell'artista, che provengono da aspetti della vita che lo hanno toccato o affascinato, come gli eventi turbolenti del suo passato, le osservazioni fatte durante i suoi viaggi e i suoi recenti studi artistici, influenze che spesso si fondono e mutano.

Per esempio Untitled 2005 parte da una miniatura indiana vista durante una delle sue abituali visite nel Subcontinente. Il pennello prende possesso del personaggio trasformandolo in una figura maschile giapponese, o un' ermafrodita, disposto per contrasto in uno scenario classico europeo. L'idea per Fountain 2004 è basata sulla dea Kali, che in alcune immagini viene raffigurata mentre si nutre del sangue della sua testa divisa. Nonostante la ferocità della sua storia e immagine, è onorata dai suoi fedeli come una madre amorevole. Ozbolt trasforma questo spaventoso essere divino in un uomo, che si alimenta della propria testa tagliata, ma che dà anche nutrimento ad un giovane ragazzo skater e al suo cane. Cultura popolare e miti antichi sono uniti per creare un'immagine disturbante.

I lavori presentati in questa mostra rappresentano una frazione della sua produzione. Il suo spirito dadaista è rivelato dalla sua decisione di non aderire ad un unico stile o tecnica, privilegiando invece il fluido scorrere dell'immaginazione. Ozbolt descrive il suo modo libero di lavorare come "impaziente", spiegando che questo gli dà la possibilità di dipingere utilizzando diversi idiomi in modo veloce e senza restrizioni. Le piccole dimensioni dei suoi dipinti gli permettono di affrontare i soggetti più difficili e controversi, accanto a motivi ironici e aneddotici. Frammenti di idee, pensieri e narrazioni si combinano per costruire un'immagine del mondo visto attraverso gli occhi di Ozbolt.

Djordje Ozbolt è nato a Belgrado nel 1967. Vive e lavora a Londra, dove alcune sue opere sono attualmente esposte alla Tate Triennial presso Tate Britain.

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