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Press release

ANDREA SALA
1 April - 10 May 2008

The increasingly widespread creative process, in which the artist plays the role of a curator to directly approach the staging of an exhibition, is well represented in the first solo show by Andrea Sala at Galleria Monica De Cardenas.

The show is an example of how this Italian artist has adopted the approach - already validated by history - that accompanies the choice of works with a capacity to display them in a meaningful sequence.

The tale Sala narrates is a simple one, constructed through new sculptures and small installations that are interconnected by a series of references that can be discovered with patience, one by one, applying the same kind of attention a gardener might grant to the care of his roses.

The metaphor of the garden is an initial possible key of access to a path that explicitly evokes, as the artist's alter ego, Chancey "Chance" Gardner, the protagonist of the famous film Being There (1979), a memorable portrayal by the English actor Peter Sellers.

The story of a gardener who after the death of the old gentleman who had been his life-long employer finds himself thrust into the outside world for the first time offers Sala the "chance" to look at the universe of images as if with new eyes. Just as Chancey had passed his entire existence in isolation, cut off from the real world except for the mediated contact provided by the many television sets scattered throughout the mansion, so Sala plays with historical references with renewed wonder, and reminds us, in the best tradition of Bruno Munari, that "knowing the images that surround us also means widening our possibilities of contact with reality; seeing more, understanding more".

While in the film a chain of fateful accidents propels Chancey into the heart of political life in Washington, in the midst of the Cold War, Sala's excursions into the iconography of Italian design, the elementary geometries of Carl Andre and Luciano Fabro, the modular structures of Angelo Mangiarotti or the ample volumes of the modern architecture of Oscar Niemeyer, become sudden apparitions of history that force the artist to take a position, to find his own path of access to reality.

Sala chooses to start with simple forms - the circle, the square, the triangle - multiplied and reassembled in structures that assume the names "Anonymous Brazilian", "Circles", "Windows". And if Munari, in the 1960s, already provided wide-ranging reflections on the complex structure of these "simple forms" and the theme of nature geometrized by art as craft, Sala works on colors and materials, rich or humble, depending on the piece. Fine wood, marble, aluminium, color combinations of reds, greens, pinks, mirror surfaces.

Just as in the film the disarming simplicity of Chancey becomes an empty frame, a mirror onto which each of the characters projects his or her own desires and fears, in the exhibition Sala's works function as little rest areas, silent patches that accommodate the anxieties and reflections of the observer.

Sala seeks out the things behind names, and is thus capable of turning Niemeyer's architecture inside-out, like a sock: he lightens it, freeing the monument not of its form, but of its scale. Thus the massive paraboloids of the cathedral become "Palms" that stretch upward, like seedlings. As a result, the connections with history act, throughout the show, as intuitive, a-historical short circuits that start to churn in the head of the observer who "sees what he knows".

Born in Como in 1976, Andrea Sala lives and works in Milan and Montreal. After graduating from the Academy of Fine Arts in Milan, he began to show his works in Italian and international exhibitions, including the group show "Con altri Occhi" in 2006 (Milan, Palazzo della Ragione, curated by Roberto Pinto and Katia Anguelova, with the work Walk around, a sculptural reflection on the map of the city of Milan), the 9th Architecture Biennial of Venice, in 2004 (section "Notizie dell'interno", curated by Mirko Zardini, with AII21, a reworking of the installation by Achille Castiglioni for the 10th Milan Triennial in 1954), "Exit" in 2002 (curated by Francesco Bonami, at Fondazione Sandretto Re Rebaudengo in Turin, with Untitled [Villa Savoye], a model of the building constructed by Le Corbusier in 1928-31).

He is interested in the reworking of signs and the reinterpretation of the meaning of architectural form in contemporary art, and in the relationship between art and design.

He has participated in the workshop "Prototipi", organized by Fondazione Olivetti in Rome in 2003, and in Milan in the group shows "Art and the city", curated by M. Gorni and B. Theis at Cantieri Isola in 2002, and the event "Emporio", curated by Guido Molinari at ViaFarini, in 2001.

Text by Paola Nicolin

ANDREA SALA
1 Aprile - 10 Maggio 2008

Il processo creativo sempre più diffuso che vede oggi l'artista sostituirsi al curatore per affrontare direttamente la messa in scena di una mostra, È ben rappresentato dalla prima personale di Andrea Sala alla Galleria Monica De Cardenas. L'esposizione è infatti un esempio di come l'artista italiano abbia raccolto e fatto sua tale attitudine – per altro ben storicizzata – che accanto al principio della scelta delle opere richiede la capacità di allestirle in una sequenza dotata di senso.Ed è una storia semplice quella che Sala racconta, costruita attraverso nuove sculture e piccole installazioni, legate l'una all'altra da una serie di riferimenti da scoprire con pazienza, uno dopo l'altro, prestando la stessa attenzione che un giardiniere potrebbe dedicare alla cura delle sue rose.La metafora del giardino è una prima e possibile chiave di accesso per attraversare un percorso che esplicitamente chiama in causa come alter ego dell'artista Chancey Gardner, protagonista del celebre film Being There (Oltre il Giardino), magistralmente interpretato nel 1979 dall'attore inglese Peter Sellers. La storia del giardiniere, che dopo la morte del vecchio signore cui aveva prestato servizio per tutta la vita, si trova per la prima volta ad affrontare il mondo esterno, diventa per Sala la "chance" per guardare l'universo delle immagini note con occhi nuovi. Come Chancey il giardiniere aveva trascorso l'intera esistenza isolato, senza mai avere alcun contatto e conoscenza del mondo reale, se non quello mediato dai programmi televisivi trasmessi dai numerosi apparecchi sparsi per tutte le sale dell'abitazione, anche Sala gioca con rinnovato stupore con i riferimenti storici e ci ricorda, nella migliore delle tradizioni di Bruno Munari, che "conoscere le immagini che ci circondano vuol dire anche allargare le possibilità di contatti con la realtà; vuol dire vedere di più e capire di più."

Come nel film una catena d'incidenti ineluttabili trascinano Chancey nel cuore della vita politica di una Washington in piena Guerra Fredda, i viaggi di Sala tra l'iconografia del design italiano, le geometrie primarie di Carl Andre e di Luciano Fabro, le strutture modulari di Angelo Mangiarotti o ancora i volumi generosi dell'Architettura Moderna di Oscar Niemeyer sono delle apparizioni improvvise della storia, che costringono l'artista a prendere una posizione e trovare una propria scala di accesso alla realtà. Sala sceglie di partire da forme semplici - il cerchio, il quadrato, il triangolo - moltiplicate e poi ricomposte in strutture che prendono il nome "Anonimo brasiliano", "Cerchi", "Finestre". E se già negli anni Sessanta Munari aveva ampiamente riflettuto nei suoi libri sulla complessa struttura di queste "forme semplici" e sul tema della natura geometrizzata dall'arte come mestiere, Sala lavora sui colori e sui materiali, ricchi o poveri, a seconda del pezzo. Legno pregiato, marmo, alluminio, combinazioni cromatiche sul rosso, verde, rosa, superfici specchianti.E come nel film la disarmante semplicità di Chancey diventa la cornice vuota e lo specchio nel quale ciascuno dei personaggi disegna e proietta i propri desideri e paure, nella mostra le opere di Sala funzionano come piccole aree di sosta, aiuole silenziose, che accolgono inquietudini e riflessi di chi guarda. Sala ricerca le cose dietro i nomi. E per questo riesce a rivoltare come un calzino l'architettura di Niemeyer : l'alleggerisce liberando il monumento non dalla forma, ma dalla scala. Così i paraboloidi massivi della Cattedrale diventano delle "Palme", che si tendono come germogli verso l'alto. I collegamenti alla storia di conseguenza giocano in tutta la mostra come corto-circuiti intuitivi e a-storici, che cominciano a frullare nella testa di chi "vede ciò che sa". Nato a Como nel 1976, Andrea Sala vive e lavora tra Milano e Montreal.Dopo il diploma alla Accademia di Belle Arti di Milano, inizia a esporre il suo lavoro in mostre italiane e internazionali, quali la collettiva "Con altri Occhi" nel 2006 (Milano, Palazzo della Ragione, a cura di Roberto Pinto e Katia Anguelova, con l'opera Walk around, riflessione scultorea sulla pianta della città di Milano), la IX Biennale di Architettura di Venezia nel 2004 (sezione "Notizie dell'interno", a cura di Mirko Zardini, con AII21, rielaborazione dell'allestimento di Achille Castiglioni per la X Triennale di Milano del 1954), "Exit" nel 2002 (a cura di Francesco Bonami, alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, con Untitled [Villa Savoye], maquette dell'omonimo edificio costruito da Le Corbusier tra il 1928 e il 1931).Interessato alla rielaborazione del segno, alla reinterpretazione del significato della forma architettonica nell'arte contemporanea e alla relazione tra arte e design, ha partecipato al Workshop "Prototipi", organizzato dalla Fondazione Olivetti di Roma nel 2003 e a Milano alle collettive "Art and the city", a cura di M. Gorni e B. Theis ai Cantieri Isola nel 2002 e l'anno precedente alla rassegna "Emporio" a cura di Guido Molinari di ViaFarini.

Testo di Paola Nicolin

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Andrea Sala